Mi chiamo Massimo Fontana e sono nato a Como il 13 gennaio 1973.

Sono sposato con la Faby, ma non lo scrivo troppo grande altrimenti non mi scrivono piu’ le belle donne… Ah ah ah… E ho due bambini meravigliosi, Chicco e Ga.
Ho giocato a pallone fino a 25 anni a buoni livelli (promozione) e ho perso un sacco di tempo, sia sportivo che di vita (tutti i weekend che ho buttato via per le partite…)
Qualcuno all’eta di 12 anni ha provato a indirizzarmi sulla corsa dicendomi: “Tu con il fiato che hai non devi giocare a pallone ma devi correre!!!”
Al momento tale cosa mi fece solo male ma a distanza di tanti anni ho capito che il signor Gatti Pierluigi (podista prima di essere allenatore di calcio) ci aveva visto molto lungo.
Le corse campestri scolastiche le vincevo tutte e anche i campionati provinciali; ma ai regionali beccavo sonore sconfitte….
Poi dall’eta’ di 25 anni dopo essermi sposato e’ iniziato un leggero declino fisico che mi ha portato a pesare 10 kg in piu’ del normale.
Salivo le scale di casa con un pochino di affanno e quando avevo la borsa della spesa o un bimbo in braccio l’affanno era sempre piu’ insistente.
Un giorno lontano 12 anni fa sentii mio padre dire a mia madre in dialetto parmigiano: “L’e’ gnu’ grass masimo!!!”
Avevo una discreta pancetta ed ero arrivato a ridosso degli 80 kili senza tuttavia mai sorpassarli (peso forma 69 kg)
Da li ho iniziato a correre ogni tanto senza tanta convizione ma riuscendo a togliere di mezzo quei 5/6 kg di troppo che davano veramente fastidio e stavano incrementando trigliceridi e colesterolo. Mi rendevo pero’ conto che il mio fisico non era quello che vedevo con rotolini ovunque e quando uscivo con qualcuno capivo che dovevo solo togliere quella spessa corteccia e ritirare fuori quell’ albero sano che era nascosto ancora dentro di me.
Era tanta la lotta con la muscolatura pronunciata delle gambe da calciatore e la pancetta che alla fine di ogni corsa mi formicolava continuamente e probabilmente se non ci fosse stato il 3 settembre 2007 sarei ancora in quelle condizioni.

 

Anno 2007, il 3 settembre

Primo giorno di vacanza sull’Appennino Tosco Emiliano in provincia di Parma, dove i miei genitori hanno una specie di agriturismo senza tuttavia aver mai iniziato alcun tipo di attività commerciale.

La giornata era splendida e io come al solito con i miei due bimbi mi accingevo ad andare a pescare al fiume. La mia casa si trova su un cucuzzolo a 750 metri di altitudine e il fiume scorre di sotto nella valle. Mamma Fabiola a casa a leggere in giardino e io, Chicco e Ga sulla moto da trial per 1 km. Giù dalla montagna. Uno davanti quello di 2 anni e mezzo e dietro quello di 6 e mezzo.

Cosa c’è di particolare nel pescare in un fiume? Niente se non fosse che dalle mie parti, e da quando avevo 7 anni gli anziani mi hanno insegnato a pescare con le mani.
Sì, con le mani… Braccio in grotta, cerchi il pesce, chiudi la fuga e lo prendi per le branchie. Si lo so’ non e’ molto legale, ma cosa c’è di più difficile di prendere un pesce viscido tra le mani? Anni e anni, trote fario anche di un chilo e mezzo, ma il 3 settembre avrebbe segnato la mia vita.

<<Bimbi ancora l’ultimo sasso e poi andiamo a casa dalla mamma>>, dico io.
Loro si divertivano a lanciare i sassolini nell’acqua. Misi il braccio sotto un masso enorme, toccai un piccolo sassolino sotto che si sposto’… Il masso fracassò il mio braccio e tra urli di dolore mi bloccò immerso fino al collo nell’acqua gelida del torrente Parma.

Il piccolo sentiva me urlare e si blocco’ a 2 metri da me. Il più grandicello mi continuava a dire che stavo scherzando. Se svenivo morivo affogato se passava troppo tempo sarebbe subentrata l’ipotermia….

<<Amore devi andare sulla strada a cercare qualcuno altrimenti papa’ muore nel fiume; oggi devi diventare grande>>, gli ho detto…
Sei anni, 600 metri in mezzo al bosco scalzo e piangente, ma riesce ad arrivare alla strada…
Dopo cinque macchine indifferenti si ferma una persona… Viene sul greto del fiume… Si sente in un film drammatico… Chiama i soccorsi. Intanto e’ passata un’ora, arriva l’elisoccorso con due ambulanze, i vigili del fuoco e infine tra lo sgomento di tutti l’elicottero dei pompieri di Bologna con l’attrezzatura per sollevare 7 quintali di macigno. Mi estraggono mi elitrasportano a Parma al Maggiore… Mi promettono che faranno di tutto per salvarmi il braccio…

Tre giorni di rianimazione, scongiurata l’ipotermia ma braccio paralizzato, e due angeli del mio sangue che mi hanno salvato (Chicco ha fatto l’impresa, Gabi ha pianto e mi ha mantenuto vigile. È stata dura, tanto dura, quasi due ore.

Il braccio era diventato grosso come una gamba, nei mesi successivi elettro stimolazioni e a casa una grande forza di volontà. Dopo 2 mesi un piccolo movimento del mignolo mi diceva che il braccio l’avrei recuperato, non completamente ma abbastanza per fare i miei lavori.

La mia vita e’ cambiata in quel fiume e non basterà tutta la vita per ringraziare chi mi ha salvato quel giorno.

 

Imparai nei due mesi e mezzo di paralisi anche ad allacciarmi le stringhe con una mano sola, ma questo voleva essere solo un modo per essere piu’ indipendente possibile, non era affatto una resa….la forza morale era gia’ alle stelle e aspettava soltanto in una delle tante vacanze in trentino di vedere un’ immagine che riportava la pubblicita’ dello skyrace delle tre cime di Lavaredo. Lo vidi e mi chiesi conoscendo il percorso come era possibile correre fino al Locatelli in meno di due ore partendo da Sesto.Provai quel percorso e mi resi conto che non era per nulla evidente riuscire a salire in cima nel tempo massimo di 4 ore….Se e’ vero che i primi 9 km sono di falsopiano e strada bianca e’ anche vero che i restanti 8 km e mezzo sono un muro che per uno normale sono difficili da percorrere anche camminando!!!

Lì, partì la sfida, iniziai ad allenarmi in modo del tutto casuale, senza tecniche e senza supporto di nessuno.
Dopo allenamenti poco seri e con qualche acciacco che ogni tanto che mi bloccava, decisi di iscrivermi ad una 10 km su strada. Era settembre e partecipai alla Stralugano.
Buono il tempo per uno agli inizi: 40 minuti e 45 secondi ma la cosa che mi diede morale fu che su 300 partenti arrivai 44esimo.A novembre decisi di provare la distanza superiore e mi iscrissi alla maratona di Tenero.
Ci andai senza troppa convinzione e preoccupato di riuscire ad arrivare in fondo in modo decente.
Anche qui feci un tempo decente 1 ora e 32 minuti circa…
E nel 2010 mi iscrissi finalmente alla tre cime…
Dopo i primi 9 km pensavo gia’ di essere al limite ma quando e’ iniziato il muro ho pensato per ben tre volte: ma chi me lo ha fatto fare?
Ma ormai avevo detto a tutti che avrei fatto quella gara e quindi non potevo tirarmi indietro, e poi sapevo che un mio conoscente, un certo Dott. R.P. mio ex compagno di classe l’aveva fatta un anno prima in 2 ore e 26 minuti.
Il traguardo del Locatelli si faceva vicino e il mio stomaco cominciava ad arrotolarsi dall’emozione…
I crampi lottavano con le mie gambe e al finish sotto le Tre Cime le lacrime mi hanno avvolto quando il time segnava 2 ore e 19 minuti!!!!Il mio motto dopo aver rischiato di morire è e sarà:
<<Ancora per tanti anni in cielo ci andro’ con le mie gambe!!!>>
Nella vita non bisogna per forza essere spronati da qualcosa di cosi’ forte come e’ successo a me, magari si puo’ prendere spunto da questo per partire per una grande impresa!!!!
Ora le gare sono diventate tante, i tempi si sono abbassati e le Tre Cime si possono fare in poco più di 2 ore, ma c’e’ ancora margine e c’è ancora voglia di abbassare l’abisso che c’è con il campione del mondo Jonathan Wyatt…
Seguitemi e vedrete che anche alla tenera eta’ di quasi 40 anni ci sara’ spazio per tante soddisfazioni…
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