Scalata del”GIGANTE”

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La via normale francese al Monte Bianco raggiunge la cima, dal Rif. de Gouter passando per la bella cresta delle Bosses, tratto che ha in comune con la via normale dal versante italiano della Val Veny. Le difficoltà della salita dal versante francese sono legate all’attraversamento del canalone Gran Couloir(*detto canalone della Morte), caratterizzato da frequenti scariche di sassi dovute allo scioglimento del ghiaccio, e alla quota. Pertanto la scalata del Monte Bianco richiede un ottimo allenamento fisico, velocità e competenza nella progressione su ghiacciaio. La cresta finale delle Bosses richiede una particolare attenzione in caso di neve fresca o ghiaccio duro ed è da evitare in presenza di forte vento, essendo una cresta di neve in alcuni tratti alquanto stretta ed affilata.Anche un crepaccio da passare con forza, picozza e corde aggiunge difficoltà a difficoltà.
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Punto di partenza: Nid d’Aigle (q. 2372 m), Valle dell’Arve, Francia
Versante di salita: W
Dislivello di salita: 2440 m
Dislivello totale: 4880 m
Tempo di salita: 7,50 h
Tempo totale: 12,35 h
Difficoltà: EEA – AG – PD-
Periodo consigliato: giugno – settembre
Durata Consigliata: da 3 a 4 giorni(per quota, distanza ed elevazione)
Punti di appoggio: Rif. de Tete Rousse (q. 3167 m), Rif. Gouter (q. 3817 m)
Tipo di via: Via normale
Tipo di salita: Traccia su ghiacciaio

* Causa di morte di 76 alpinisti negli ultimi 20 anni.lo scorso anno è stato chiuso e essendo l’unica via dal versante
francese è stata inibita l’ascesa al bianco tutta l’estate.

Nessun allenamento speciale ma solo i miei soliti allenamenti per la corsa in montagna e la scalata del monte Adula nella Svizzera italiana(3300 metri), piu’ la salita fino a 3580 al colle del Leone sul Monte Cervino in solitaria.

Lo scorso anno ho aspettato continuamente che ci fossero le condizioni per salire il monte Cervino, purtroppo a causa del troppo caldo, la via è stata chiusa per un mese nel periodo estivo e sono restato con l’amaro in bocca per aver promesso e non mantenuto…Quest’anno a partire dal mese di gennaio ho voluto pensare a qualcosa di forte ma senza rischi legati a fattori esterni.
Il monte Bianco…il Gigante…ancora piu’ ambito del Cervino.
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Deciso, era chiaro che si parlava non solo di roccia ma anche di ghiacciaio, crepacci, pendenze al limite del possibile.Ma sopratutto si parlava di sicurezza.
Da corridore di montagna è chiaro che fino al limite delle mie forze avrei voluto correre, o almeno corricchiare, ma da padre di famiglia dovevo anche trovare tutto cio che mi permetteva di fare un impresa in pseudo/sicurezza e con abbigliamento e attrezzatura adeguate.
La prima cosa che ho fatto è stata quella di documentarmi bene sulle caratteristiche della montagna, poi su un compagno da ingaggiare(di cui mi potessi fidare) e infine ma non da ultimo la scelta di una guida esperta che ci”accompagnasse” verso quei 4810 metri di gloria.
Non ho avuto alcun dubbio sul compagno e ho chiamato il mio partner di corsa in montagna a coppie Marco Campus di Parma, e per la direzione lavori mi sono affidato a Oscar Cametti esperta Guida del Cervino.
Il percorso era quello elencato in precedenza, con partenza dal Nid D’aigle dove il trenino di montagna ci ha lasciato a poco piu’ di 2000 metri, per passare dopo circa 1 ora e 15 minuti con gli zaini stracolmi di attrezzature al rifugio Tete Rousse20160812_194309
(3167)(qui la guida che ci aveva detto che saremmo arrivati al primo step in 2 ore e mezzo, si è resa conto che la nostra preparazione fisica era veramente al top).Arrivati al primo rifugio abbiamo proseguito di notte con caschetto e pila frontale in cordata a tre, e in arrampicata su roccia verso il rifugio situato sull’ Aguille du Gouter(3817)
20160812_154138….tutto è proseguito bene fino al famigerato Gran Colouir, li abbiamo evitato una scarica di sassi per la prontezza di Oscar che ci ha trascinato via dal pericolo…Abbiamo subito capito che in ballo non c’era solo un record, ma che la sfida poteva tramutarsi in tragedia(i due alpinisti immediatamente dopo di noi hanno preso in pieno la scarica ma fortunatamente sui caschetti sono arrivati solo sassi di piccole dimensioni).Arrivati al Gouter dopo aver bevuto dal thermos the caldo, indossati i ramponi e sfoderata la Picozza, siamo ripartiti su ghiacciaio verso la vetta. E’ stata durissima e il mio fisico superallenato ha dovuto lottare le ultime due ore con crampi agli aduttori, Le creste erano tantissime e ogni montagna sembrava lui, ma alla fine la gioia e l’emozione mi ha avvolto quando l’alba era giunta sul “Gigante”.
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La stanchezza era piu’ forte delle emozioni, la temperatura aveva gelato la borraccia e 5 minuti per le foto in vetta sono stati anche troppi, visto che il gelo ci stava avvolgendo anche in una giornata di sole come quella.
Forza ora discesa con me all’inizio della cordata a tirare e Oscar dietro a gestire come un regista i movimenti di me e di Marco….Altre ore fino a raggiungere il primo rifugio, poi il secondo e in fine la discesa verso il trenino del Nid D’Aigle nostro traguardo….Poco piu’ di 12 ore( tempi normali 18/20 Ore) per un impresa conclusa in una giornata, ricordando che i documentari sul monte bianco dicono questa frase: sono pochi gli alpinisti che possono dire di aver scalato in due giorni il monte bianco!!!noi l’abbiamo fatto in uno…
Un grande abbraccio in vetta ma soprattutto un abbraccio in fondo dove la tensione si è allentata.
La paura che si è fatta sentire sia sul Colouir che sulle creste finali, dove gli strapiombi ti riportavano alla realtà e ti mostravano il lato terribile di certe imprese.
La tensione di chi stava a casa e non aveva ancora notizie, quando il TGcom aveva comunicato la morte di 2 alpinisti quel giorno sul bianco.
L’unione di noi tre che ci ha fatto lottare fino in fondo nonostante le complicazioni fisiche.
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La certezza di avere fatto un ottima impresa.
Un grande grazie a Oscar che si è dimostrato un grande scalatore e un ottima guida e al mio amico Marco che mi segue sempre in tutte le mie pazze imprese.
Tra un anno pensiamo al Cervino….
gazzetta
Massimo

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